Attraverso questo libro vorrei raccontarvi ancora un pezzetto di un autore e illustratore: il pluripremiato, ormai ottantatreenne, Uri Shulevitz.
Chi mi conosce sa che ho una predilezione per lui: sto cercando di recuperare copia di tutti i suoi libri con lo stesso impegno con cui le sorelle Heinz, in arte Occhi di gatto, cercavano di ricostruire la collezione paterna.
In italiano sono stati tradotti solo Neve e La mappa dei sogni, entrambi fuori catalogo di cui vi parlerò prossimamente.
Oggi vi racconto un libro non tradotto: DUSK.
La prima sensazione che ho avuto da questo libro è stata la familiarità, il ritmo è molto simile a quello di Neve: il bambino col cane e il nonno con la barba sono gli stessi, come in Neve anche in questo libro intervengono stravaganti personaggi, anche in dusk c’è la ripetizione con intenzione evocativa del termine “light” anzichè “snow” nella parte terminale, anche in questo libro la cosa che cattura è la capacità di rendere le cose con la meraviglia di un bambino. Lo noti nelle piccole cose: il modo di identificare le persone da una loro caratteristica, la tendenza a ripetere quello che li colpisce in un modo fortemente suggestivo (in neve è ancora più evidente)… Shulevitz è maestro in questo, e lo amo per questo, ogni volta che lo leggo è come se qualcuno prendesse per mano vecchi stati d’animo e li portasse su alla luce per farli vivere ancora.
Dusk significa crepuscolo, tramonto, fa riferimento all’imbrunire. Il ragazzo col cane e il nonno con la barba, percorrono le strade di New York, seguendo le luci della giornata che si accorcia. Il sole che tramonta lascia un ultimo bagliore dietro i paesaggi, lungo la strada si aggirano personaggi eccentrici che fanno discorsi divertenti:
“ Io volerò, salterò, correrò.
Non farò pausa, non riposerò
finché non troverò i più dolci,
i migliori.
Caramelle per Mandy
e biscotti per Randy “, dice – ad esempio- un acrobata in pensione con un berretto.
Il culmine di questa passeggiata -per il lettore così come il ragazzo e il nonno – saranno le rappresentazioni di Shulevitz delle luminarie in mostra sulla Fifth Avenue e Times Square.
“Mentre le luci della natura vanno,
si accendono le luci della città.”
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